Chiesa parrocchiale di San Martino in Tours

     

L’antica parrocchiale (oggi scomparsa)

 

Carlo Borromeo nella visita pastorale del 1580, quando Marone contava 786 anime, aveva trovato la parrocchiale come «così piccola da non poter contenere tutto il popolo» e, con un decreto del 1581, ordinava la costruzione di una nuova e più grande.

Il dipinto dell’Amigoni, la Madonna col Bambino e i santi Rocco e Sebastiano del 1643, la mostra orientata nord-sud, collocata sull’attualesacrato e separata dal lago dal cimitero solo in parte cintato damuro e, dopo il 1862, chiuso da cancelli. La chiesa è ad aula unica contetto a capanna che nel 1567 non è ancora del tutto completato, cosìcome manca il confessionale e il battistero in pietra (tutte opere che,con altre, saranno concluse solo dopo la visita del Borromeo). Fino al

1580 non ha il portale di accesso ma solo due entrate laterali: uno dei decreti del Borromeo recita, infatti, «gli uomini della comunità curino di acquistare quella casetta di fronte alla parete della chiesa e allungare la chiesa che ora non è in grado di contenere il numero dei fedeli. Poi si costruisca anche il portale in fronte».

La chiesa ha tre altari, l’altare Maggiore, quello della Scuola del SS. Sacramento (dedicato anche a san Bernardino da Siena) e quello del Rosario. Reggenti degli altari, sempre nel 1677, sono rispettivamente il parroco Ludovico Guerini, don Giovanni Maria Almici - che celebra cinque messe la settimana - e Marco Antonio Guerini che «la ha l’obbligo di messe quattro».

 

La parrocchiale attuale

 

Il 27 giugno 1698 la comunità di Marone decide l’acquisto in contrada del Porto di San Martino dell’abitazione limitrofa da abbattere per costruirvi per ottemperare ai decreti Borromeo o per edificarne una nuova. Qualche anno più tardi sembrò che l’idea di una nuova fabbrica fosse abbandonata, tanto che il 20 marzo 1706 fu chiesta l’autorizzazione di restaurare e di ampliare la vecchia chiesa di San Martino, autorizzazione che veniva concessa con Ducale dell’11 luglio dal

Doge di Venezia, Alvise Mocenigo. Presso l’Archivio di Stato di Brescia è depositata la domanda di riedificazione della parrocchiale, che è, da Valentino Volta solo parzialmente trascritta:

«Serenissimo Principe - 1698 22 agosto - La chiesa intitolata San Martino che [...] serve per parrocchiale nella terra di Marone distretto di Brescia ritrovandosi incapace per quel popolo e di struttura informe da giusto motivo a quei pietosi sudditi di far humulissimo ricorso a piedi di Vostra Serenità supplicando, che gli venga permessa la facoltà di reddifìcarla, con occupar un poco di sito alla medesimo continguo [...]».

Si ritornò, invece, all’idea della nuova chiesa, quando fu acquistato, nel 1708, un orto di proprietà di Lorenzo Ghitti, figlio di Antonio e cugino di Bartolomeo.

Al perito Bernardino Fedrighini di Predore fu affidata la perizia e, forse, il progetto stesso della chiesa, che era completa nella struttura nel 1717, come suggerisce la data trovata su un pilastro del sottotetto.

La nuova chiesa è sostanzialmente rifinita nel 1723, poiché il 2 giugno dello stesso anno il Doge decretava che nella chiesa parrocchiale «nuovamente eretta nessuno dovesse impadronirsi de’ banchi particolari»32.

Il 24 giugno 1754 la chiesa era consacrata da monsignor Alessandro Fé su incarico del vescovo cardinale Querini.

L’apparato barocco dell’altar maggiore è opera di Gaudenzio Bombastoni di Rezzato. Il medaglione del palliotto, rappresentante, in marmo di Carrara, il sacrificio di Isacco, è opera di Giovanni Battista Callegari, della terza generazione, figlio di Alessandro, a sua volta figlio di Santo il Vecchio (opera firmata e datata 1742).

I lavori di decorazione della chiesa iniziarono nel 1740 «ma di questo primo ciclo di operazioni pittoriche rimane ben poco se non i bei medaglioni centrali della volta e quello del catino»: gli affreschi sono di Domenico Voltolini, pittore originario di Iseo ed attivissimo nelle vicine Valtrompia e Valsabbia. Lo stesso Voltolini dipinge la pala dell’altare di Sant’Antonio e al suo ambito potrebbe essere ascritta quella dell’altare delle Reliquie36. I medaglioni dell’altare del Rosario sono di Sante Cattaneo. Fino ai lavori di risistemazione degli altari laterali del 1941 la pala dell’altare del Rosario era la Madonna col Bambino di Pompeo Ghitti e quella del Santissimo Sacramento era il Cristo risorto con angeli che reggono i simboli della passione di Pietro Maria Bagnatore.

L’apparato contenente le reliquie (il «repositorio») dell’omonimo altare è opera di Giuseppe Tempini di Peschiera.

La pala dell’altare maggiore, La vergine in gloria con i santi Martino, Antonio Abate, Pantaleone e Carlo Borromeo, di Giuseppe Tortelli,viene posta in opera entro stucchi dorati realizzati da Giovanni BattistaLocatelli tra gli anni 1800 e il 1802.